Cosa indosserei per essere me stessa?

Cos’è una maschera?

Può essere uno strumento?

Beh certo.

Ci può aiutare a nasconderci dalle insicurezze, dalle paure, come se formasse una sorta di scudo.

Può essere positivo, negativo?

Beh, entrambi, di sicuro dipende dalle circostanze.

E’ negativo quando prende il sopravvento sulla persona, la annulla, diventa un mero scudo tenuto in piedi da nessuno. La persona che lo usava vede l’autostima calare giù, perché in fondo, se si fa conoscere solo per quello che non è, come può credere che quello che è piaccia a qualcuno? E quindi l’autostima va giù mentre i problemi vanno su.

Lo scudo diventa positivo quando ti devi difendere da qualcosa, quando ti da il coraggio e la possibilità di affrontare situazioni ed eventi che altrimenti non vorresti vivere.

E’ vero anche che spesso la stessa maschera può avere entrambe le valenze, perché si da una parte porta all’assecondare a dismisura chi abbiamo di fronte, ma dall’altro ci permetti di proteggerci da attacchi e ci lascia stare più tranquilli.

La verità è che ci sono maschere, come la malattia, e in questo caso noi parliamo del disturbo alimentare, che uno inizia ad indossare perché vorrebbe gridare al mondo di tutte quelle maschere che ha dovuto indossare per sopravvivere, di tutte quelle maschere che hanno pesato talmente tanto da portare a non saper più chi è. Il problema è che certe maschere, tipo questa, non ti accorgi neanche di cominciare ad indossarle fin quando si appropriano di te senza lasciarti tanto scampo.

Forse il primo passo vero che possiamo fare per cambiare un po’ tutto questo giro di maschere è quello di guardarci dentro per davvero, con sincerità, e riconoscere finalmente quali maschere usiamo e perché. Solo allora, consapevolmente, potremo decidere che forse ciò che indossiamo ci sta un po’ stretto e ci veste pure male, e che quello che vogliamo è mostrarci un po’ di più per quello che siamo, COSI’ come siamo.

Per concludere?

All’unanimità abbiamo convenuto che farebbe meglio dire qualche SI in meno, e qualche vaffanculo in più.

( Le parolacce in certi casi sono considerate terapeutiche, date un occhiate ai manuali di auto-aiuto.)

 

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