La depressione: un dolore che ti si incide dentro.

La malattia del secolo, la definiscono.
La depressione.
Parola quanto mai abusata per descrivere comuni e momentanei stati di tristezza, è invece qualcosa di ben più grave e debilitante. Nella letteratura scientifica si parla non a caso di “episodio depressivo maggiore”: per discostarsi, questo, dai leggeri abbassamenti timici che caratterizzano qualsiasi individuo nel corso della propria vita.

Volevo parlare un po’ di questa malattia, così come mi è capitato di parlare di DCA, perchè trovo sia utile fare un discernimento bello netto tra quelli che definirei “suicidal wanna be” e coloro che invece si sono scontrati veramente con l’asprezza delle emozioni che la depressione suscita. E devo ammettere che lo faccio con fatica, e di certo non senza rabbia verso chi minimizza la cosa.
La “cosa” è passare giornate intere sul letto o sul divano senza la minima voglia di fare qualcosa.
La “cosa” è rinunciare a scuola, università, lavoro perchè ci si sente inadatti e perchè “tanto non avrebbe senso”.
La “cosa” è, signori e signore del “depresso fa figo”, è non lavarsi, non pettinarsi, non fare le lavatrici, vivere nel disordine più disgustoso.
La “cosa” è pensare di essere così inutili da desiderare di non essere mai esistiti, e pensare che la propria esistenza non sia che un danno nella vita degli altri.
La “cosa” è pensare di non essere meritevoli di nulla, nemmeno delle amicizie o degli amori, ed è isolarsi.
La “cosa” è una melma che ti ammorba il cuore, ti opacizza gli occhi, ti toglie il respiro, ti circonda di un nero totalizzante, che non lascia spazio al minimo piacere.
La “cosa” è voler solo dormire, perchè dormire è il solo modo per non esistere.
La “cosa” è voler solo morire, perchè morire è meglio che vivere così di merda.
La “cosa” è anche ridere o sorridere, a volte, ma sempre con la sensazione di farlo per finta, anche solo perchè la situazione lo richiede.
La “cosa” rende brutti, rende cattivi, rende inavvicinabili, rende inadatti a vivere.
Ma dalla “cosa” ci si può anche sollevare, facendo sforzi erculei per tirare i piedi fuori dalla palude, e non sempre ci si riesce da soli. A volte nemmeno ci si riesce, e si fa una brutta fine.
Per questo, PER QUESTO vorrei davvero che la moda dei disturbi mentali finisse, perchè fin quando non ci si trova nel mezzo NON si capisce, e NON ci si può appropriare di patologie che non si hanno e SOPRATTUTTO NON ci si può autodiagnosticare le suddette.
Vi prego. Perchè poi finisce che le persone che realmente ne soffrono non vengono prese sul serio.

 

di Giulia Burattin

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