Lettere ad un mostro chiamato Anoressia

Ciao ana, sono io, Chiara, la tua migliore amica. Ci siamo conosciute qualche anno fa, non sono io ad averti cercata ma sei tu che hai trovato me. Tu mi hai scelta, forse perché sono sempre stata una ragazza mite e tranquilla, con molte ansie e una spiccata mania di perfezionismo. Sono quella che viene definita la studentessa modello, la figlia modello, quella pacata, sensibile, chiamata simpaticamente “secchiona”. Sono una gran sportiva, ho gareggiato a livello nazionale, amavo lo sport, anche se non sono mai stata tanto competitiva un po’ di sana adrenalina non guasta. Non mi piace stare in mezzo alla gente, preferisco trascorrere il tempo libero da sola, mi chiudo spesso in me stessa senza esternare ciò che provo, è importante apparire sempre forte e sorridente davanti agli altri. Tu sei arrivata nel periodo della mia vita nel quale avevo più bisogno di te. Non mi piaccio, mi vedo sempre goffa, brutta, impacciata, voglio solo sparire, decido così di voler dimagrire. Ho iniziato una dieta innocua partendo con l’eliminare i dolci, poi completamente i carboidrati fino ad arrivare a mangiare solamente insalata scondita. Tu mi gratifichi, mi dai la forza, mi fai sentire invincibile. Ho perso 26kg, adesso faccio fatica a stare in piedi, non riesco a fare le scale, non riesco a leggere e a scrivere… ma non è colpa tua, no, tu sei l’unica che mi capisce, l’unica che non si mette contro il mio volere. Tu mi hai fatto aprire gli occhi, mi hai fatto capire che il cibo è sbagliato, è nocivo, il cibo crea dolore e infelicità, solo i deboli si lasciano sottomettere dal gusto; io no, sono più forte. Sono stata ricoverata in ospedale, il mio cuore fa fatica a pompare il sangue, si sta spegnendo. Sono stata ricoverata per sei lunghi mesi. I miei lasciandomi qui mi hanno tradita, non mi hanno dato fiducia, non credono più in me. Tu mi hai fatto capire quanto sono inutile, quanto poco valga. Desidero lasciarmi andare, desidero smettere di contare, calcolare in continuazione, vorrei spegnere il cervello una volta per tutte, desidero la morte. Un macchinario mi dava le sostanze di cui avevo bisogno al posto mio, non lo sopportavo, stava cercando di dividerci, voleva portarmi via da te.

Non ho frequentato la quita superiore, ma non è colpa tua tranquilla, è solo colpa mia, tutta colpa mia, della mia totale negligenza e poca voglia di fare, sono uno schifo, devo poter fare di più… ma non posso. Siamo solo io e te, te e me, mi hai portato via gli amici, lo sport, la scuola, mi vuoi tutta per te e io ti do ascolto. Non ho più un’identità, io sono la mia anoressia. Ho trascorso dei momenti molto difficili, ho tentato il suicidio tre volte, dovevo essere controllata 24h al giorno, non potevo mai essere lasciata sola, non ho nessuna privacy. Nessuno mi capisce, nessuno capisce ciò che voglio davvero, morire.

Tu mi hai fatto tornare piccola, mi hai tolto la mia femminilità, mi sono cadute le unghie, i capelli, i denti sono macchiati, ho il viso solcato dalla sofferenza, dalle occhiaie. Di notte non dormo, dormire è da deboli, io devo restare attiva, devo pensare, ragionare, agire.

Ad un certo punto qualcosa cambiò, ricominciai a mangiare, inizialmente masticavo il cibo per poi sputarlo, era strano sentire il sapore delle cose, poi iniziai ad ingoiarlo usando la corsa come metodo compensatorio poi iniziai a mangiare e basta, mangio e mangio senza fermarmi, senza perdere fiato. Sei sempre tu, ti riconosco, però questa volta è diverso. Ho preso 20 kg in due mesi, l’ospedale non è più il posto per me, così eccomi qua a Portogruaro. Sono due mesi e mezzo che mi trovo in comunità, le difficoltà ci sono e sono evidenti ma come al solito uso la mia maschera preferita quella da ragazza serena e spensierata  per evitare le che la gente si interessi a me, voglio essere lasciata in pace, voglio rimanere sola con te. Essere anoressica in un fisico anoressico è difficilissimo ma essere anoressica in un fisico che non rispecchia i miei pensieri è anche peggio. Ormai sono anni che ci conosciamo e condividiamo tutto, siamo diventate inseparabili, non mi lasci mai sola, giorno e notte. Non ho più amici, non ho più contatti con l’esterno, sono solo io e la mia tristezza, siamo chiuse in una bolla.

Ora come ora la voglia di cambiamento, la voglia di rimettermi in gioco non c’è ma i medici dicono che quella arriverà col tempo, devo solo affidami a loro e provare a lasciarmi andare. Non è facile, so che loro stanno cercando di dividerci, ci vogliono allontanare, tu sei come un parassita che ormai è diventato indispensabile. Lasciarti mi fa paura, non vedo un futuro senza te, ho paura, sono sola, piango. Arriverà il giorno in cui però ci dovremmo salutare e quello non sarà un arrivederci ma un addio.

C.


Cara malattia, sono ormai 13 anni che ci conosciamo, all’inizio mi facevi sentire forte, poi apprezzata e, quando mi avevi portato allo stato di un vegetale, ad essere vista. Sei stata una stronza, perché te la sei presa con una bambina di dodici anni, che si stava appena affacciando al mondo. Poi piano piano sono riuscita a riprendermi la mia vita, poi ti sei ripresentata bruscamente all’età di diciotto anni. In realtà non te ne eri mai andata, ma sei sempre stata latente dentro di me. Mi facevi sentire forte ed importante, si, importante, perché tutti si accorgevano di me: mamma, papà, amici, parenti, tutti, nessuno escluso, e all’inizio mi facevi sentire anche bella e piacevo molto. mi facevi sentire apprezzata, fino a ridurmi sempre più ad un vegetale. Ora ho venticinque anni e, maledetta che non sei altre, sei di nuovo uscita dal tuo stato di latenza, mi hai ridotta a pesare 34 kg, il mio cuore quasi non batteva più, mi hai di nuovo catapultata in questo abisso, di nuovo psichiatri, psicoterapeuti, nutrizionisti, ed infine, un altro, l’ennesimo, ricovero. In questo momento sono nella comunità di Portogruaro da quasi cinque mesi, e sento che ti ho quasi debellata maledetta, ora voglio solo uscire da qua e riprendermi la mia vita. Ho una famiglia che amo, i miei genitori che nonostante la lontananza sono sempre venuti a trovarmi, i miei amici che mi aspettano, la mia famiglia, pure le mie nonne, oh quanto mi mancano. Stronza che non sei altro, stai anche cercando di farmi passare il Natale qua, ma non ce la farai, sono più forte io, ed uscirò prima delle festività, perché io voglio tornare a vivere, dopo tutte le strozzate che mi hai fatto fare, è giunto il momento che io ritorni alla mia libertà, che spicchi il volo.

F.


Cara malattia, eccoci qui, non ti ho mai parlato, o quantomeno fatto capire cosa hai fatto per me. Mi sei stata accanto per giorni, mesi, anni. Volevo dirti che nel nostro mondo mi hai dato tanto, ma mi hai tolto anche tanto. Sei stata una brava compagna quando tutto ciò che mi circondava mi sembrava troppo difficile da gestire. Quando l’unico modo per scappare era quello di aggrapparmi a te, ma, parliamoci chiaro, mi sono aggrappata ad una vera e propria distruzione. Quella che mi ha tolto la voglia, si, la voglia di vivere, la voglia di amare, la voglia di sentirmi libera da ogni turbamento. Devo dire che nella tristezza che mi hai portato, mi hai insegnato tanto, ebbene si, adesso che sono in cura e che finalmente mi sono resa conto di quanto male puoi crearmi, ti dico che penserò più alla vera me, si cara, A ME. Basta distruzione, voglio la vita, voglio sentirmi libera di poter sorridere, di apprezzare ciò che sono, e soprattutto dare all’altro ciò che sono. Perché cara mia, sappiamo entrambe che io non sono quella ragazza aggressiva che mi hai portata ad essere, sei e sarai solo un pezzo di me, vivrai nei miei ricordi.

A.


Cara malattia, è sempre stato difficile per me identificarmi nel tuo nome, te che mi stavi divorando. Ero prigioniera di un mondo tutto mio e convinta che ogni cosa che facevo mi rendesse sempre più forte, invece mi stavi uccidendo un passo alla volta, prima piano pano, e poi tutto su un colpo. Sono sempre stata una ragazza solare e circondata da persone che mi volevano bene, finché non sei arrivata TU. Hai iniziato a farmi sentire brutta, inadeguata ed insicura. Ero ansiosa ma molto determinata ad arrivare ad un unico scopo, quello di perdere peso ed essere perfetta. Nel corso dei giorni mi sono isolata da tutte le persone a me care, come se mi mentissero su ogni cosa, non potevo più fidarmi di nessuno, stavamo diventando una cosa sola io e te. Avevi preso il posto dei miei migliori amici e non passavo più le giornate con loro, ma solo con te, eri perennemente dentro la mia testa. Hai cominciato a farmi levare determinati alimenti, ma non ero ancora brava con la restrizione, quindi cedevo mangiando e quando succedeva ciò arrivavi tu con i sensi di colpa e l’immagine di me riflessa, obesa. Grazie a tutto questo sono arrivata a pesare 43 kg in un mese, senza toccare mai cibo, e mi sentivo fortissima e volevo essere ancora più magra. Questa determinazione mi ha portato ad essere completamente sola ed isolata da tutti. Pensavo di essere libera, invincibile, ma mi hai levato tutte le cose più belle della mia vita ed io, stupida, ti ho dato il permesso di farlo, facilmente. Mi hai portato su un letto di ospedale, per un mese e mezzo, mi hanno dovuta alimentare forzatamente con il sondino, ma da un lato è stata la cosa migliore, perché era iniziato il mio “percorso di guarigione”, stavo ricominciando a mangiare ed era una cosa positiva, finché non sono arrivate le perdite di controllo, le abbuffate, e di nuovo i periodi di restrizione. E’ proprio per questo che oggi sono qui in questa struttura, per non tornare più indietro, da te, ho capito che la mia vita non deve più concentrarsi sulla mia malattia, perché ho i miei amici e la mia famiglia che mi stanno aspettando fuori da qui.

Facci un saluto a te, Anoressia, sono all’inizio del percorso ma ti posso garantire che vincerò io.

A.


Dopo tanti anni di malattia, quasi una vita, una vita tormentata da paure, ansie, angosce, solitudine, una vita che non riuscivo più a reggere e a sostenere. Tanti sono stati i tentativi di chiedere aiuto a psicologi, psichiatri, dietisti, senza riuscire ad ottenere nessun risultato, addirittura ho trovato porte chiuse in faccia, dicendomi che non era loro compito e non potevano aiutarmi. Con l’aiuto del mio compagno, dopo un percorso ambulatoriale fallito, ho deciso per il ricovero in struttura, un percorso lungo, doloroso, che ti mette davanti “all’uomo nero” che devi sconfiggere. Dopo quattro mesi di ricovero, sto ancora combattendo contro questo “uomo nero” (detto in senso metaforico). E’ durissimo, non riesco a scacciarlo via dalla mia mente e dal mio corpo, mi fa soffrire tanto, ogni giorno e ad ogni pasto. Gli operatori mi dicono che dall’inizio ci sono stati dei miglioramenti, io però non riesco a percepirli, perché continuo a stare male. Ogni giorno piango, non so come devo fare per sconfiggere “l’uomo nero”. Comunque sono qui, per lottare contro di lui, per cercare di stare meglio, spero, andando avanti nel percorso, avendo fiducia nelle persone competenti che sono qui per aiutarmi, di riuscire a stare meglio, forse non riuscirò a guarire al 100%, ma almeno di ritrovare un equilibrio con me stessa. Ritrovare un pò di serenità, riprendere una vita sociale che da anni ho perso. Cercherò di essere fiduciosa, solo così riuscirò ad ottenere dei risultati, per una vita sicuramente più dignitosa.

R.


Cara vecchia amica, vorrei dirti tante cose, ma al momento non mi vengono molto parole. Negli ultimi anni mi stavi rubando, in modo molto furbo, la vita e tutti i momenti piacevoli co i miei familiari. Mi hai tolto tanto, mi stai facendo soffrire parecchio e soprattutto mi stai facendo tirare fuori una forza che non avrei mai pensato di avere. Non vedo l’ora di ritornare a casa, di vivere felicemente e in modo sereno. D’ora in poi non avrai più potere su di me, ma io saprò responsabilmente prendermi cura di me stessa e affrontare la vita con il sorriso, con tutte le sue gioie e le sue tristezze.

V.

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  1. Che guerriere 💚💜💚💜

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