Safari fotografico

Una macchinetta fotografica in una mano, la piantina della città nell’altra, scarpe ai piedi, occhi curiosi e via, siamo partite alla scoperta di dettagli che ci raccontassero qualcosa, che ci muovessero l’anima e scaturissero emozioni che abbiamo cercato di descrivere in queste righe.

Perché alle volte lasciarsi trasportare da ciò che c’è fuori, può aiutare a scoprire ciò che invece sta nascosto in noi.

Buona lettura.

 


Casa.

Casa e famiglia.

Famiglia è semplicità.

Semplicità è un sorriso.

Perché a casa, tu puoi essere chi veramente sei, chi vuoi essere. E solo in cuor tuo sai decidere DOV’E’ casa, CHI E’ casa.

Casa.

Casa sei tu.

M.C.


Un soffio di brezza leggera, e i petali di soffione iniziano a correre nel cielo. Provo a imitare il vento e soffio anche io. Spero che in questo modo il dolore passi lentamente. Chiudo gli occhi e penso al mio passato; mi sembra un passato senza futuro. Ma poi, come petali di un soffione, anche i pensieri iniziano a danzare. Intravedo un futuro; inizia a prendere forma la consapevolezza che il destino ha in serbo qualcosa per me. Vedo uno spiraglio di luce e mi sento più leggera. Così, ancora un po’ titubante, mi affido al vento. Ai profumi del tempo.

C.


 

 

 

Un giorno fuori.

Un giorno fuori dalla prigione che mi sta trattenendo. E non parlo della struttura, ma bensì della mia malattia che mi ha intrappolata in una prigione senza via d’uscita… o forse no.

Ma oggi è un giorno nuovo. Oggi esco con le mie compagne ed amiche e non penso al mio malessere, penso solo alle mie emozioni e a me. Finalmente a me. Mi godo il panorama e mi godo le mie emozioni, che si modificano a seconda dei cambiamenti che ci possono essere, non solo nella mia vita, ma anche in una semplicissima giornata in cui scatto foto. E forse, non è soltanto una semplicissima giornata in cui scatto foto. Ma è un modo per essere spensierata, essere la vera me che per tre anni è stata intrappolata, e non so se sto piano piano uscendo dalle sbarre… ma sono certa che lo saprò se continuo in questo modo. La fotografia mi ha sempre aiutato tanto. e questo safari a Portogruaro mi ha totalmente lasciato senza parole. Solo tante emozioni. Tanti ricordi: un dondolo, un fiore sbocciato, un filo spinato… la mia infanzia, Vale  e la sua gabbia. Vale e la sua felicità. Vale e la sua gioia. Vale e la sua tristezza. Vale e le sue angosce. vale e una lacrima sul viso, che forse nasconde un sorriso. Un sorriso stroncato. Un sorriso di chi è stanco di combattere, ma va avanti come se tutto le scivolasse addosso.

V.


Osservando questa foto mi tornano alla mente alcuni ricordi legati al mio passato. Facendo un passo indietro, ricordo i pomeriggi interi passati a nascondersi fra le mura della casa della mia migliore amica; a giocare “al cavaliere e alla principessa” e a cercare nei campi li vicino qualche “oggetto magico”, come sin ramoscello o qualcos’altro alla nostra portata, per sconfiggere i mostri di foglie secche che tanto ci spaventavano. Ricordo i fortini che ci costruivamo, dietro casa, con qualsiasi cosa ci venisse in mente, e di cui eravamo veramente convinte ci potessero proteggere da tutto e da tutti. Ricordo il legame che ci univa, alla libertà di esprimere tutta la nostra fantasia a 360° e che non dava limiti alla nostra creatività a giocare con la natura.

L.


Io, soltanto io, in mezzo alla natura, nonostante fossi li con un gruppo di persone mi sentivo sola con lei, ed era tutto così surreale e tranquillo. Mi parlava e mi diceva che le ero mancata molto e, aveva ragione, da troppo tempo non l’andavo a salutare… Io non amo la natura, la trovo noiosa, ma decise di parlarmi, ed a un certo punto mi trovai bloccata da alcuni alberi che mi dissero: “Fermati, non correre. La fretta non ti porterà da nessuna parte.” Avevano proprio ragione. Ora li ringrazio per quello che mi hanno detto, per quello che, grazie al fruscio delle foglie, al profumo d’infinito, ai colori caldi, mi hanno sussurrato. E’ necessario a volte stare soli, in silenzio, e capire che, in realtà, la solitudine è relativa, perché ci sarà sempre un qualcosa che, se tu vuoi, ti potrà sussurrare delle dolci parole. Ed infine, spendo alcune parole sull’autunno, la mia stagione preferita. Non è buffa? Nonostante sia fredda come stagione, si presenta con colori caldi. Sembra quasi che si voglia contraddire da sola. Ecco tutto, la trovo particolarmente affascinante.

A.


Un soffio leggero.

Un soffione che vola nell’aria come una graziosa ballerina.

Un sogno espresso. +

A volte tutto quello che ci serve e sognare un pò; la mente si alleggerisce e il mondo attorno a noi si colora magicamente. Dopotutto, che male c’è a sognare un pochino? Capita che i sogni non si avverino, ma non avrebbe senso non desiderare qualcosa per paura di non poterlo avere… La vita è nostra: siamo liberi di immaginare e fantasticare, non abbiamo limiti quando si tratta di sogni. Anche perché spesso rimangono nascosti dentro di noi, che una meta segreta che conserviamo con cura, e quindi non dobbiamo temere il giudizio altrui. Ma in fondo, chi giudicherebbe mai un sogno? I sogni sono vita, i sogni siamo noi. Nessuno potrà mai privarcene. E allora sogniamo. Coloriamo il mondo. L’importante è crederci con il cuore.

A.


Casa, casa significa famiglia e famiglia comprensione ed accettazione, ma in questa casa denoto una certa tristezza, solitudine e abbandono… mi impersono nella finestra, triste e sola, con rami e foglie che la ricoprono, sbarrata da una griglia, che la separa, isola, protegge, dal mondo esterno, che tanto la spaventa; un vetro invece riflette la luce e la fa splendere… Fa vedere tutto ciò che con cura cerca di nascondere… Eccomi, sono proprio io questa finestra.

A.


Camminando tra viuzze strette e larghe, con una macchina fotografica al collo e una cartina del paesino in mano, abbiamo vissuto una piccola avventura, cogliendo anche il più piccolo dettaglio, fermandoci ad osservare particolari che con la fretta di ogni giorno non riusciamo a vedere, ammirando come la natura e la sua magia può avvolgere le fredde mura di mattoni e di cemento in un caldo abbraccio. il sole era li, nel cielo limpido e sereno, che ci sorrideva e ci baciava la pelle, gli occhio, le labbra, mentre il vento leggero e delicato ci accarezzava, invitandoci a danzare con lui. Abbiamo provato a decifrare i messaggi nascosti delle foglie, degli alberi, dell’acqua che scorre e non si ferma mai… Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con le anatre e con le oche, regine e patrone della corrente, abbiamo attraversato ponti e pontili, e ci siamo affacciate sul fiume, che scorre inarrestabile e deciso, e non aspetta niente e nessuno. Semplicemente con umili sorrisi, sui volti di ragazze che, in fondo in fondo, sono tutte guerriere che stanno combattendo per riottenere la loro vita, la loro quotidianità, che solo quando la si perde capisci quanto speciale essa sia. Ecco come descriverei questa giornata: una piccola e semplice esperienza, serena, che ci ha fatto vivere, per qualche oretta, la normalità.

L.


Ti ho scelto fotografia perché mi affascinava il fiore al tuo interno, anche se intorno c’erano solo erba e foglie secche.

L.


Questa foto mi trasmette tranquillità e leggerezza.Mi fa pensare ad una lunga passeggiata in mezzo al bosco. Mi fa riflettere e dimenticare tutte le mie paure e i brutti pensieri. Mi fa pensare al vento che muove le foglie e con lui si porta via tutta la mia tristezza e mi lascia felicità e libertà.

F.


 

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