Uno, Nessuno, Centomila.

Benvenuti nel nostro salotto di maschere, dove l’unica regola per entrarvi è guardarsi allo specchio e riconoscere dietro quale di essa ci si stia nascondendo.

Cos’è una maschera? Chi siamo dietro ad essa?

Se prendiamo il dizionario ed iniziamo a sfogliarlo ci soffermiamo su una parola dai mille significati, dalle mille facce.

Oggettivamente parlando è definita come un viso posticcio di forma umana o animale, di vario materiale, usato per nascondere le proprie sembianze a fini rituali, di spettacolo o semplice divertimento.

Nella vita reale così non è.

Ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, tutti noi siamo chiamati ad indossare una maschera, volenterosi o meno di farlo, la quale ingenuamente crediamo ci permetta di affrontare ogni singola situazione, giornata… la vita intera.

 

Quale sceglieremo domani? Quale scegliereste voi, cari lettori?


Buongiorno da una maschera, buongiorno a voi, maschere, che ogni mattina con delicata forza vi adagiate sul mio viso.

Voi tutte fate parte del mio essere, della controversia che dalla più tenera età mi caratterizza.

Siete un peso; un peso insaziabile dal quale non sono mai riuscita a dimenarmi. Fra comodità e paure siete sempre riuscite a farmi superare ogni situazione, ogni attimo di vita passato, nel bene e nel male, nella felicità e nella tristezza.

Spesso penso a come potrei vivere senza di voi, a come sarebbe esporsi al mondo in tutto il mio reale essere, spogliarmi del disagio, gioire della vita, permettermi di far scorrere ruscelli dolciastri sulle mie gote, gridare, ancora gioire, ancora gridare.

A volte rifletto sui momenti passati senza di voi, nella più totale trasparenza, spoglia, debole, felice, amata, non capita, non aiutata.

Vi odio, vi amo. Cosa siete per me? Cosa siete state?

Tutto, niente.

Quante volte avrei voluto inondare il mio volto di lacrime, riempire la mia bocca di parole, a volte tacere, altre ridere e ridere ancora.

Quante richieste di aiuto non dette, celate dietro ad un  “Sto bene.”, quanti dolori camuffati, mascherati.

Così tante maschere, cosi pochi volti per descrivervi una ad una.

Oggi non voglio alimentare alcuna malattia, oggi più che mai voglio gridare, urlare, strapparla dalla mia mente e dal mio corpo.

Oggi più che mai voglio ringraziare te, coraggio, maschera estrema che mi ha salvato la vita quella fredda notte di Ottobre, te che hai camuffato la mia malinconia e fatto gridare “Aiuto! Ho bisogno di aiuto!”.

Tu che da lì, coraggio, hai dato e mi stai dando tutt’ora forza nelle giornate più cupe, dove il riso non è vincolato da lacrime, dove la vita sopravviene alla morte.

Oggi ho scelto te, coraggio, non è stato facile, sei stata e sempre sarai la maschera che più amerò, invidierò, odierò.

Sei la maschera che mi ha salvato.

Sono io.

G.


Cara maschera,

voglio scriverti questa lettera per chiarire il mio rapporto con te.

Una maschera si pensa sia qualcosa solo per carnevale, ma, nel mio caso, questa maschera serve per poter vivere tutti i giorni. Quando mi hanno chiesto se indossavo qualche maschera, per potermi relazionare, ho subito pensato che io in realtà la tolgo solo raramente, con persone di cui mi fido molto.

Il coniglio mi è subito venuto in mente, forse perché era sepolto nel mio inconscio da anni. Fin da piccola ho imparato a nascondermi, a stare in disparte, come un coniglio, appunto. Questo atteggiamento è sempre stato molto utile soprattutto con gli adulti, che mi consideravano la figlia perfetta, studiosa, educata, rispettosa e devota.

Allo stesso tempo, oltre a riconoscerti questo merito, devo rimproverarti una cosa: stando sempre da sola i cattivi pensieri sono potenziati e il rapporto con le altre persone non è certo facilitato. Con il tempo il mio isolamento si è fatto sempre più sentire e mi hai confinato nel mi angolo protetto, facendomi stare tranquilla, ma pensando che consumarmi fosse l’unico modo per attirare l’affetto di qualcuno.

Ora è il momento di riprendere in mano la situazione; probabilmente sei un lato del mio carattere che difficilmente riuscirò a smussare, ma forse un giorno potrò riuscire a gestirti ed a farti convivere con i tanti altri aspetti di me a cui voglio dare più spazio.

G.


Chi sei veramente?

Domanda alla quale è impossibile dare una risposta, perciò diamo il via alla danza delle “maschere”.

Oggi indossa il sorriso, domani l’indifferenza, dopodomani chissà.

Nascondi, evita i giudizi della gente, fingi in modo che puoi sentirti “normale” ancora per un po’.

E.


Tutti direi nel bene o nel male indossiamo una maschera, anzi per essere precisi, non ne indossiamo solamente una, ma infinite, l’una sovrapposta all’altra.

(Ricordo che persino Pulcinella a volte indossava quella di Arlecchino).

A volte guardando un oggetto, leggendo un manoscritto, siamo noi ad interpretare quello che vediamo o leggiamo a modo esclusivamente nostro, siamo noi a dare una “figura” all’oggetto in questione o per una nostra pura concezione o per un pensiero distorto o perché semplicemente siamo stati messi sulla strada sbagliata illudendoci di interpretare le cose in una certa maniera.

Non è detto però che per forza di cose la maschera che indossiamo sia uno ”strumento” di inganno fine ad una beffa, a volte è proprio l’esatto opposto.

Penso a noi in prima persona, siamo noi i primi a far indossare una certa maschera a chi ci circonda, una maschera che magari non meritava né negativamente né positivamente.

Una persona, in quanto tale, dovrebbe essere un individuo capace di dare forma alla propria vita e a se stesso, indipendentemente dalle azioni e comportamenti altrui.

E invece no, utilizziamo questo scudo.

Le maschere ci proteggono? O le utilizziamo per occultare e nascondere noi stessi? O perché l’opinione altrui ci turba?

Ognuno ha la propria risposta. Condivido la mia con voi lettori. Ogni giorno mi ritrovo a bleffare.

Sorrido, scherzo, assumo atteggiamenti opposti al mio essere, mi nascondo, anzi nascondo le mie fragilità dietro a questa buffa scimmietta. E’ una maschera che a volte mi pesa molto, a volte invece ringrazio di saperla usare con molta disinvoltura.

Che mondo sarebbe senza tutti questi schermi?

F.


Sono affamato, sono folle uso la maschera per essere più molle.

Sono vivo, sono presente uso la maschera per essere divertente.

D.


Occhiaie, pallore, colorito itterico, magrezza, stanchezza, tristezza, depressione, solitudine, disorientamento. Sono tutte cose che ho sempre cercato di nascondere con fondotinta, mascara, ombretto, fard, vestiti larghi e lunghi, impostando la sveglia per non dormire troppo la mattina, con la finta voglia di uscire e stare con gli altri, con mille idee passioni e piani per il mio futuro. Tutto faceva parte di una maschera indossata per far vedere agli altri che stavo bene, che non c’era alcun motivo per cui preoccuparsi.

Oggi considerando gli aspetti più fisici esteriori, questa stessa maschera sembra non essere più necessaria; e questo miglioramento (purtroppo per fortuna) rende più semplice celare ciò che c’è dentro, ciò che è più difficile da guarire, ciò per cui non è sufficiente un equilibrato piano alimentare come cura. La maschera di oggi è fatta di grandi sorrisi, grazie ai quali tutto sembra risolto, ed è arricchita da molte parole, usate per riempire i silenzi, i vuoti tra le persone, usate a volte senza controllo, senza un vero motivo, parole che servono per dimostrare che anche io ho dei sogni, desideri e progetti di vita, ma che nascondono dietro l’estrema paura di realizzarli.

S.


“Ciascuno si racconcia la maschera come può, la maschera esteriore. Perché dentro poi c’è l’altra, che spesso non s’accorda con quella di fuori.

E niente è vero!”

-Luigi Pirandello-

A.


“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”

-Luigi Pirandello_

L.


Sorridere sempre non significa essere felici.

Quello che si prova dentro è difficili tirarlo fuori.

G.

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