VI° Giornata Nazionale del fiocchetto lilla: La parola di altre Comunità.

Dalle ragazze del PASTO ASSISTITO della Aulss1

“Quando mi hanno detto che ne soffrivo, non volevo crederci, forse non me ne rendo conto o non voglio neanche ora. Sì, perchè in fondo, rifiutare o liberarsi di qualcosa che pensiamo possa farci sentire sbagliate/i, ci fa sentire in qualche modo potenti. Il mio è un messaggio di sfida per me stessa e per chi, probabilmente, si riconosce in queste parole. L’unica cosa che posso affermare, è che il cibo è solo la conseguenza di vissuti difficili dettati da scelte, circostanze e/o persone che sarebbe stato meglio evitare. Quindi, non mollate, scavate in voi stesse/i, conoscetevi. Non sarà facile, ci vorranno tempo e forza di volontà. Io devo trovarla ma voglio ritornare a vivere. Non fate della vostra vita una condanna, vivete!”


A tutte le ragazze, ragazzi, donne, uomini, anziani e bambini.., a volte si hanno momenti di difficoltà, momenti in cui si pensa di non poter uscire mai dal “tunnel oscuro”; momenti in cui non si vieni comporesi da nessuno; momenti in cui si mangia fino a dimenticare se stessi e la gente intorno non comprende, punta il dito. Beh, si può uscire dal tunnel, si può vedere la luce, ma ci vuole forza di volontà nel volerne uscire, per se stessi, e per le persone che ci sono accanto. Per tutti c’è una speranza e un’ occasione che bisogna saper prendere e volere.


La vita non è aspettare che la tempesta passi, la vita è imparare a ballare sotto la pioggia!


Dalle ragazze della comunità IN VOLO di Pellegrino Parmense

Da uno dei fogli di carta del mio
“diario di un corpo”

“Ciò che non potete trovare nel corpo, non potrete trovarlo da nessun’altra parte.” (Gurdjieff) Ogni corpo è auto-rappresentazione, ritratto di “stati di presenza” informazioni su come un corpo si abita in relazione a se stesso e al mondo. Il corpo: un’architettura perfetta, “casa” che narra la sua (auto)biografia. Ho planimetrie incollate addosso.
Sentire il corpo non è una cosa scontata…c’entra l’amore per se stessi e per l’altro. Da questa casa posso pellegrinare, fare ritorno, la posso edificare o distruggere con le mie mani; può essere priva di fondamenta (una tenda al vento), posso ergere muri o aprire finestre sul mondo. Ricca di stanze bellissime, come wunderkammer, ma anche di interessanti vie di fuga (le porte, gli interstizi…). Una casa ben progettata, dove si marcano confini delineati, che mi permettono di capire dove, come, quando muovermi. Questi confini mi possono dare sicurezza, è vero… più sono chiari più lo spazio e il tempo all’interno dei quali mi muovo è ordinato. E’ meno angustio. Forse. Più ospitale? Questi confini possono anche funzionare da barriere, da limiti. E allora eccolo, un corpo frammentato, amputato. Un bunker ora senza finestre, da cui non uscirei più. Pare così accogliente. Sparisco. Sparire. Imparare ad abitarsi, a riconoscersi in questa casa. Il mio obiettivo e augurio:
Che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo.

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